UN DECRETO PER IL RILANCIO DEL LAVORO

Alberto Giorgiutti

Con il decreto legge n. 34 denominato “Rilancio” il Governo per quanto concerne la materia inerente il lavoro non ha modificato l’impianto predisposto con il decreto “Cura Italia” ma integra e modifica le norme in esso contenute estendendo l’arco temporale di alcune e modificandone altre alla ricerca di accelerare gli atavici farraginosi iter burocratici.

Ammortizzatori col fiato corto
L’articolo 68 del decreto prevede la possibilità di ricorrere alla CIGO o al FIS (FSBA), così come per la CIG in Deroga, per ulteriori cinque settimane da utilizzare entro il 31 agosto, previa avvenuta consumazione del primo periodo di nove settimane già concesso con il D.L. 18/2020 “Cura Italia”. Viene inoltre concesso un ulteriore periodo di quattro settimane da fruire a partire da settembre ed entro ottobre 2020, mentre per i settori del turismo, fiere, congressi, parchi di divertimento, spettacolo dal vivo e sale cinematografiche è possibile fruirle anche nel periodo fino al 31 agosto. Con il messaggio n. 2101 del 21 maggio 2020, l’INPS fornisce istruzioni tecniche (ancora parziali) predisponendo un file excel attraverso il quale il datore di lavoro al termine del periodo richiesto, conteggia i giorni di fruizione da inserire nelle singole settimane per adempiere alla prescrizione che prima di richiedere le ulteriori cinque settimane devono essere esaurite e rendicontate le precedenti nove, conteggiando il totale fruibile a giorni (5 o 6 a settimana) a seconda dell’orario contrattuale settimanale prevalente in azienda. La circolare precisa, infatti, che si considera fruita ogni giornata in cui almeno un lavoratore, anche per un’ora soltanto, sia stato posto in CIG. L’articolo, che modifica l’articolo 19 del decreto “Cura Italia”, ripristina, inoltre, l’obbligo di informazione, consultazione ed esame congiunto che la conversione in legge del decreto aveva invece abrogato. Ciò sta a significare che una nuova domanda per l’ulteriore periodo di integrazioni salariali dovrà essere preceduta dalla procedura sindacale. Il decreto Cura Italia prevedeva anche l’inoltro della domanda entro quattro mesi dall’inizio delle sospensioni con l’obiettivo di lasciare più fiato per la presentazione. Ora la domanda va presentata entro la fine del mese successivo a quello in cui hanno avuto inizio le sospensioni e, in caso di ritardo, il trattamento di integrazione salariale non può aver luogo per periodi antecedenti ad una settimana rispetto alla data di presentazione. La modifica dell’iter vorrebbe incentivare i datori di lavoro ad accelerare le pratiche per fare arrivare il più velocemente possibile il denaro nelle tasche dei lavoratori (come se non fosse un interesse anche dei datori di lavoro). Le novità riguardanti la Cassa in deroga riguardano invece le Regioni, che, alla luce dei ritardi e proteste piovute sul Governo per la lentezza dei procedimenti, vengono sostanzialmente espropriate della gestione e la domanda del datore di lavoro andrà indirizzata direttamente all’INPS che la approva nei limiti delle risorse già stanziate. A prescindere dal tentativo di velocizzare i tempi di concessione delle autorizzazioni con pagamento diretto (sulle quali non ci addentriamo per non provocare emicranie nel lettore), le cinque settimane concesse entro fine agosto sono risibili rispetto all’onda lunga della crisi che si prospetta e che non riguarda solo il mercato interno ma soprattutto il blocco delle attività anche nei paesi di esportazione delle nostre aziende.

Estensione del congedo per i genitori
Il decreto “Rilancio” prevede anche una modifica/integrazione del convertito decreto “Cura Italia” per la parte relativa al congedo per i genitori che a causa della chiusura delle istituzioni scolastiche devono gestire i propri figli presso il domicilio. Il provvedimento iniziale che prevedeva 15 giorni da fruire nei mesi di marzo e aprile con indennità pari al 50% (a carico INPS) per i figli fino a 12 anni, viene ora portato a 30 giorni complessivi per il periodo decorrente dal 5 marzo e fino al 31 luglio. Il comma 6 del decreto “Cura Italia” prevedeva per i genitori con figli di età dai 12 ai 16 anni la possibilità di astenersi dall’attività lavorativa senza retribuzione, il decreto “Rilancio” lo modifica sostanzialmente prevedendo la possibilità di astensione senza retribuzione dalla prestazione lavorativa per i genitori con figli di età fino a 16 anni per tutto il periodo della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado. Per il genitore con figli fino ai 12 anni di età è possibile richiedere prima i 30 giorni retribuiti al 50% e per i successivi giorni l’astensione dal lavoro senza retribuzione fino al 31 luglio. Il lavoratore può, in alternativa al congedo, richiedere un bonus denominato “baby sitter” che, rispetto al “Cura Italia” viene raddoppiato (da 600 euro a 1200 euro) e tale bonus, in alternativa, può essere utilizzato direttamente dal richiedente per l’iscrizione ai servizi socio-educativi territoriali, ai centri con funzione educativa e ricreativa e ai servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia. La fruizione è incompatibile con quella del bonus asilo nido.

Incremento dei permessi legge 104/92
Ai lavoratori dipendenti che assistono una persona con handicap in situazione di gravità e a quelli a cui è stata riconosciuta una disabilità grave spettano, complessivamente per i mesi di maggio e giugno 2020 (analogamente a quanto già previsto per i mesi di marzo e aprile 2020), 18 giorni di permesso retribuito coperti da contribuzione figurativa, così articolati:
• 3 giorni di permesso (ordinari) per il mese di maggio 2020;
• 3 giorni di permesso (ordinari) per il mese di giugno 2020;
• ulteriori 12 giornate da fruire nell’arco dei predetti due mesi (maggio e giugno 2020).
Riteniamo confermate le istruzioni operative contenute nella Circolare INPS n. 45/2020, che aveva disciplinato i medesimi permessi per marzo e aprile, dove è stato precisato che le 12 giornate aggiuntive possono essere godute anche consecutivamente nel corso di un solo mese, ferma restando la fruizione mensile dei 3 giorni ordinariamente prevista; possono essere fruite anche mediante frazionamento in permessi orari, analogamente ai 3 giorni ordinariamente previsti e utilizzando gli algoritmi di calcolo che l’INPS aveva già fornito nei messaggi nn. 16866/2007 e 3114/2018.

Prorogato il divieto di licenziamento
L’iniziale divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo previsto dall’art. 46 del “Cura Italia” previsto fino al 16 maggio viene prorogato di 5 mesi e quindi portato al 17 agosto. Le prime interpretazioni giuslavoristiche inquadrano l’eventuale licenziamento irrogato in questo lasso di tempo nell’ambito della nullità. Sono legittimi: i licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, la mancata conferma degli apprendisti e il licenziamento ad nutum per raggiunti limiti di età pensionabile, quelli per il raggiungimento del periodo di comporto e per sopravvenuta inidoneità del lavoratore. Si tratta di una norma che rientra all’interno della filosofia generale del provvedimento di contrastare la perdita di posti di lavoro conseguenti alla crisi epidemiologica. Non è però condivisibile nel punto in cui il costo del blocco dei licenziamenti ricade sul datore di lavoro a causa della durata limitata delle integrazioni salariali rispetto al divieto (che perdurerà ben dopo la scadenza degli ammortizzatori sociali) e i cui costi saranno addossati alle aziende.

Contratti a termine agevolati
L’articolo 93 propone una deroga al “decreto dignità” nella parte in cui prevede la possibilità di prorogare e/o rinnovare senza l’obbligo di inserimento di causali e fino al 30 agosto i contratti a termine (anche in somministrazione) oltre i 12 mesi previsti. La norma deroga anche alla disciplina del cosiddetto “stop & go” tra un contratto ed un altro in caso di rinnovo. Ci sono interpretazioni giuslavoristiche che ritengono derogato anche il numero massimo di quattro proroghe per i contratti a termine, ma neanche la recente nota dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro n. 160 del 3 giugno 2020 lo chiarisce. La dicitura “per far fronte al riavvio delle attività in conseguenza all’emergenza epidemiologica da Covid-19” poneva dei dubbi su quali fossero le aziende che ne potessero usufruire, ma la nota del dicastero precisa che le uniche due condizionalità da rispettare sono che il contratto a tempo determinato deve risultare in essere al 23 febbraio (sono pertanto esclusi i contratti stipulati per la prima volta dopo il 23 febbraio) e il contratto di lavoro prorogato o rinnovato deve cessare entro il 30 agosto 2020. Viene precisato che rimane ferma la possibilità di disporre una proroga “acausale” anche oltre il 30 agosto laddove la stessa non comporti il superamento del periodo di 12 mesi.