REDDITO DI CITTADINANZA

Alberto Giorgiutti

REDDITO DI CITTADINANZA

A partire dal mese di aprile 2019, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.L. n. 4/2019 coordinato con la Legge di conversione n. 26/2019, viene istituito il cosiddetto “reddito di cittadinanza”.

Una misura così definita dal Governo a garanzia del diritto al lavoro, contrasto alla povertà, alla disuguaglianza ed all’esclusione sociale, nonché diretta a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico ed all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro, ma nella sostanza si tratta dell’erogazione di un reddito minimo temporaneo, per l’assistenza necessaria a favorire la ricerca di un’occupazione stabile ed alcuni incentivi per le aziende che ne assumono i beneficiari. In Fvg a fronte di 46 mila persone potenziali, hanno fatto domanda nel primo mese utile, solo 8 mila persone, pertanto il 17% dei potenziali beneficiari. Si stanno evidenziando varie ipotesi sull’argomento. Si vocifera di controlli fiscali non solo su chi ha presentato domanda, ma anche su chi non la ha presentata.

Proponiamo quindi un sunto di un provvedimento molto articolato e complesso che nelle intenzioni del Governo dovrebbe anche fungere da strumento per l’inserimento nel mondo del lavoro di cittadini svantaggiati.

L’importo

La misura non può essere complessivamente superiore a 9.360 euro annui moltiplicati per il parametro della scala di equivalenza prevista, ridotti del valore del reddito familiare, con un valore minimo non inferiore a 480 euro annui. Tale importo massimo si compone di due elementi, entrambi esenti dall’IRPEF: una componente ad integrazione del reddito familiare che va fino ad un massimo di 6.000 euro annui moltiplicati per un parametro della scala di equivalenza; una componente riservata ai nuclei familiari residenti in abitazione in locazione, pari all’ammontare del canone annuo dichiarato ai fini ISEE, fino ad un massimo di 3.360 euro annui. Ai nuclei familiari residenti in abitazione di proprietà per il cui acquisto o costruzione sia stato contratto un mutuo, viene concessa una integrazione nella misura della rata mensile del mutuo, fino ad un massimo di 1.800 euro annui.

I beneficiari

Il reddito di cittadinanza è compatibile con il godimento della NASpI e degli altri strumenti di sostegno al reddito per disoccupazione involontaria. Al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione, il richiedente deve essere in possesso dei seguenti requisiti: cittadinanza italiana o di un paese facente parte dell’Unione Europea, ovvero suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo; residente in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due (al momento della presentazione della domanda) in modo continuativo; il nucleo familiare deve possedere: un valore ISEE inferiore a 9.360 euro; un valore del patrimonio immobiliare (come definito ai fini ISEE) non superiore a 30.000 euro, con esclusione della casa di abitazione; un valore del patrimonio mobiliare (es. automobili) non superiore a 6.000 euro, che si incrementa però con il numero dei componenti familiari. Ulteriore restrizione dei parametri riguarda il fatto che nessun componente del nucleo familiare deve essere intestatario o avere la piena disponibilità di autoveicoli immatricolati per la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta dell’RdC, ovvero di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni antecedenti, ad esclusione di mezzi di locomozione specifici per i disabili; nessun componente del nucleo familiare deve essere, inoltre, intestatario o avere la piena disponibilità di navi o imbarcazioni da diporto. Contro i furbetti del cambio di residenza, la misura prevede che i coniugi permangono nel medesimo nucleo anche a seguito di separazione o divorzio, qualora continuino a risiedere nella stessa abitazione. Se la separazione o il divorzio sono avvenuti successivamente al 1° settembre 2018, il cambio di residenza deve essere certificato da apposito verbale della polizia locale. Il figlio maggiorenne non convivente con i genitori viene considerato facente parte del nucleo familiare dei genitori solo se risulta a loro carico ai fini IRPEF, di età inferiore a 26 anni, non coniugato e senza figli. Il beneficiario ha l’obbligo di comunicare all’ente erogatore, nel termine di quindici giorni, ogni variazione patrimoniale che comporti la perdita dei requisiti che si verifica anche nel caso di acquisizione del possesso di somme o valori a seguito di donazione, successione o vincite.

Gli esclusi

Non può percepire il RdC per i dodici mesi successivi alla cessazione dal rapporto di lavoro il componente disoccupato a seguito di dimissioni volontarie (ad eccezione di quelle per giusta causa; i soggetti che nei dieci anni precedenti la richiesta sono stati sottoposti a misura cautelare personale (anche adottata a seguito di convalida dell’arresto e del fermo); i soggetti che nei dieci anni precedenti la richiesta sono stati condannati in modo definitivo; i soggetti che si trovano in stato detentivo; le persone ricoverate in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica.

Gli incentivi per i datori di lavoro

Si tratta dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore, con esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’INAIL, pari alla misura del reddito di cittadinanza mensile che il lavoratore percepiva all’atto dell’assunzione, per un numero di mensilità corrispondente alla differenza tra diciotto mensilità e quelle già godute dal beneficiario stesso. L’importo mensile da considerare per il calcolo non può essere, in ogni caso, superiore a 780 euro e il beneficio per il datore di lavoro non può essere mai inferiore a cinque mensilità. Il lavoratore assunto non può essere licenziato entro 36 mesi dall’assunzione, pena la restituzione dell’incentivo fruito, maggiorato delle stesse sanzioni civili previste per l’omissione contributiva, a meno che il licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo. Le agevolazioni si applicano a condizione che il datore di lavoro realizzi un incremento occupazionale netto del numero di dipendenti nel rispetto dei criteri fissati dal decreto legislativo n. 150/2015, con riferimento esclusivamente ai lavoratori a tempo indeterminato.

Il patto per il lavoro

Il diritto è subordinato alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro da parte dei componenti maggiorenni del nucleo familiare, nonché all’adesione ad un percorso personalizzato finalizzato all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che prevede attività al servizio della comunità, di riqualificazione professionale e di completamento degli studi. Entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio, vengono convocati dai centri per l’impiego i componenti del nucleo familiare in possesso, al momento della richiesta del reddito di cittadinanza, di alcuni requisiti. Il beneficiario stipula il patto presso i centri per l’impiego (o presso i soggetti accreditati, e deve collaborare alla definizione del patto; accettarne gli obblighi previsti, registrarsi ad una piattaforma ad hoc e consultarla quotidianamente; dimostrare di svolgere ricerca attiva di lavoro, impegnarsi in colloqui e accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue. Si considera congrua un’offerta che, entro cento chilometri dalla residenza o raggiungibile entro cento minuti con mezzi pubblici, venga effettuata nei primi dodici mesi. Una seconda offerta potrà essere fatta entro duecentocinquanta chilometri ed una terza in tutto il territorio italiano. Decorsi i primi dodici mesi di fruizione del reddito di cittadinanza, è congrua un’offerta entro duecentocinquanta chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario nel caso si tratti di prima o seconda offerta, ovvero ovunque collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta. In caso di rinnovo del beneficio, si ritiene congrua un’offerta ovunque collocata nel territorio italiano, anche quando si tratti di prima offerta. Nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti disabili, l’offerta non può mai eccedere i cento chilometri dalla residenza del beneficiario. Nel caso in cui siano presenti figli minori, per i primi 24 mesi di beneficio, l’offerta non può mai eccedere i duecentocinquanta chilometri dalla residenza del beneficiario.

Gli strumenti

Il Governo ha istituito due piattaforme digitali dedicate, una presso l’ANPAL e l’altra presso il Ministero del lavoro che dovrebbero colloquiare con il sistema informativo delle Regioni per la trasmissione delle informazioni. L’INPS mette a disposizione di queste piattaforme i dati identificativi dei singoli componenti i nuclei familiari beneficiari del reddito di cittadinanza, le informazioni sulla condizione economica e patrimoniale, le informazioni sull’ammontare del beneficio economico e sulle altre prestazioni sociali erogate.

Sanzioni

La norma stabilisce che, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente l’erogazione del reddito di cittadinanza, rende o utilizza dichiarazioni false, documenti falsi o omette informazioni dovute, viene punito con la reclusione da due a sei anni. L’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio viene punita con la reclusione da uno a tre anni. Alla condanna in via definitiva per specifici reati, segue la revoca del reddito di cittadinanza con efficacia retroattiva e, pertanto, il beneficiario è tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito ed una nuova richiesta di concessione non potrà essere inoltrata prima che siano decorsi dieci anni dalla condanna.