LE NUOVE MISURE ANTI CONTAGIO IN AZIENDA

Alberto Giorgiutti

La campagna vaccinale va a gonfie vele verso quota 500mila vaccini al giorno e contemporaneamente le disposizioni per il contenimento del contagio si adeguano ai tempi ed alle esperienze sul campo anche per le aziende. In data 6 aprile 2021 è stato sottoscritto tra il Governo e le Parti sociali il “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro”, che aggiorna e rinnova i precedenti accordi e in contemporanea il Ministero della Salute emana una circolare n. 15127 del 12 aprile che stringe di molto le maglie sul rientro in servizio post contagio dei lavoratori e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro con la nota protocollare del 9 aprile integra le precedenti check list per la valutazione dell’effettiva implementazione delle misure anti contagio nelle aziende.

Le principali novità

Chi abbia contratto il Covid-19 e continui ad essere positivo al tampone dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi, pur potendo interrompere l’isolamento, non può rientrare al lavoro senza presentare all’azienda un tampone molecolare o antigenico negativo.

È questa una delle principali indicazioni contenute nel protocollo di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento del Coronavirus negli ambienti di lavoro siglato il 6 aprile per integrare e, in parte, sostituire anche alla luce degli aggiornamenti normativi, le disposizioni contenute in quello del 24 aprile 2020, in particolare sul tema dei dispositivi di protezione, della gestione delle trasferte, delle attività formative e della sorveglianza sanitaria.

La mascherina chirurgica è obbligatoria

Sui dispositivi di protezione individuale il nuovo protocollo chiarisce che negli spazi condivisi, al chiuso e all’aperto e fermo restando il mantenimento della distanza interpersonale di almeno un metro, c’è sempre l’obbligo di indossare la mascherina chirurgica, salvi i casi in cui la mansione non comporti Dpi più protettivi. L’indicazione è più restrittiva rispetto a quella del primo protocollo che imponeva la mascherina solo per mansioni comportanti una distanza interpersonale inferiore. L’uso della mascherina non è necessario solo per le attività svolte in condizioni di isolamento. Riavvolgendo il nastro con la memoria ad un anno fa è d’obbligo ricordare quanto fosse difficile l’approvvigionamento di mascherine chirurgiche. Per sopperire alla carenza di questo importantissimo DPI, moltissime aziende del settore tessile, a causa del lockdown, si erano riconvertite a produrre mascherine di stoffa; quelle chirurgiche indirizzate prioritariamente verso il personale sanitario venivano acquistate dall’estero da parte del Governo e molti stock venivano sequestrati non appena giunti ai porti europei, in virtù del singolo interesse nazionale ed in barba alla solidarietà europea. Oggi, il problema non si pone più e la mascherina chirurgica diventa così uno dei dispositivi di protezione individuale più importante per la lotta al Covid-19 e il Protocollo del 6 aprile ha, sostanzialmente, preso atto di ciò che nelle aziende stava già accadendo. L’utilizzo della mascherina, a prescindere dalla distanza di un metro, è diventata d’abitudine anche in virtù delle ordinanze regionali che imponevano, in ogni caso, l’utilizzo di dispositivi per la protezione delle vie aeree anche all’aperto.

La altre prescrizioni

Modifiche anche per quanto concerne le trasferte, prima vietate ed ora possibili previa valutazione dell’andamento epidemiologico delle sedi di destinazioni da parte del datore di lavoro in collaborazione con il medico competente, ove presente, e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Continuano a non essere consentite le riunioni in presenza, fatti salvi i casi di necessità e urgenza in cui non sia possibile il collegamento a distanza e comunque sempre con uso delle mascherine. Sospesi anche gli eventi interni e le attività di formazione in aula, anche obbligatoria. Pure privilegiando lo Smart Working emergenziale, il protocollo pone molta enfasi alla possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali quale strumento utile al distanziamento sociale.

Il medico competente diventa centrale

In materia di sorveglianza sanitaria viene ancora più rimarcato il ruolo del medico competente, che attua, fra l’altro, la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori fragili secondo quanto previsto dal Dl 34/2020 e può suggerire l’adozione di strategie di testing/screening, se utili al contenimento del contagio. Al rientro dalle ferie natalizie molte furono le aziende che si assunsero gli oneri derivanti dallo screening con test rapidi sui propri dipendenti al fine di evitare il contagio interno. All’epoca il datore di lavoro non poteva obbligare i propri dipendenti a sottoporsi al test, ora, su richiesta del medico competente, può disporlo e il rifiuto potrebbe comportare l’apertura di azioni disciplinari.

È importante sapere che la mancata attuazione del Protocollo che non assicuri adeguati livelli di protezione, comporta la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Non ci sono eccezioni per i vaccinati, i quali saranno sottoposti alle misure precauzionali a prescindere dall’avvenuta immunizzazione.

Nuove direttive sanitarie per il rientro in azienda

Con la circolare del 12 aprile il Ministero della Salute integra il nuovo Protocollo sulle modalità per il rientro in servizio. La novità che ha maggiore impatto sull’operatività ma anche sui costi della sorveglianza sanitaria riguarda la riammissione al lavoro dei lavoratori che sono stati contagiati dal Covid-19. È oramai noto che i Dipartimenti di prevenzione territoriali dell’ASL al 21° giorno dall’inizio dell’isolamento “liberano” il lavoratore (senza sottoporlo a tampone) che può così riprendere l’attività lavorativa in base alla presunzione che dopo tale periodo il virus ha una carica talmente bassa da non risultare contagioso. Molte aziende si sono sobbarcate autonomamente il costo del tampone per evitare di ritrovarsi in azienda un lavoratore potenzialmente contagioso, ma ciò avveniva senza alcun supporto normativo e il lavoratore avrebbe potuto rifiutarsi e pretendere il rientro al lavoro senza sottoporsi al test. Ora diventa un obbligo la presentazione dell’esito di un tampone negativo prima della riammissione in servizio. Nel periodo intercorrente tra la fine dell’isolamento (dal 22° giorno) e la riammissione al lavoro il lavoratore dovrà essere coperto da un certificato medico di prolungamento della malattia rilasciato dal medico curante, qualora non sia per lui possibile essere adibito in Smart Working.

Riassumiamo di seguito le altre casistiche per il rientro al lavoro in sicurezza:

lavoratori sottoposti a ricovero ospedaliero per covid-19: Di fatto viene esteso l’art. 41 del Testo Unico sulla sicurezza prevedendo la visita medica obbligatoria (originariamente prevista per i casi di assenza per malattia o infortunio superiori a 60 giorni) anche a questa fattispecie e senza previsione di durata minima della malattia. La riammissione in servizio potrà avvenire solo con la certificazione di avvenuta negativizzazione (del Dipartimento di prevenzione) e visita di idoneità del medico competente.

lavoratori con sintomi covid senza ricovero: rientro in servizio dopo isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi se il lavoratore può esibire l’esito negativo di un test molecolare effettuato dopo almeno 3 giorni senza sintomi.

lavoratori positivi asintomatici: rientro in servizio dopo isolamento di almeno 10 giorni dalla data del test che ha stabilito la positività se il lavoratore può esibire l’esito negativo di un test molecolare negativo.

contatti stretti: i lavoratori positivi, con guarigione certificata da tampone negativo, possono essere riammessi al lavoro anche se hanno ancora conviventi positivi, che, in questo caso, non devono essere considerati contatti stretti. Il lavoratore che sia contatto stretto di un caso positivo informa il proprio medico curante, che rilascia certificazione medica di malattia salvo che il lavoratore stesso non possa essere impiegato in Smart Working. La riammissione sul posto di lavoro dopo un contatto stretto avviene dopo almeno 10 giorni di isolamento dal contatto ed a seguito di presentazione di un esito negativo di tampone molecolare o antigenico.