Il voucher in “presto”

Alberto Giorgiutti

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 21 giugno 2017 n. 96, di conversione, con modificazioni, del D.L. 50/2017, è stata introdotta, con l’inserimento dell’articolo 54-bis, la nuova disciplina per la gestione delle prestazioni occasionali che sopperisce all’abrogazione del lavoro accessorio (i cosiddetti voucher) avvenuta con decorrenza 17 marzo 2017.

Sarebbe stato opportuno semplicemente spiegare che era un sistema semplice di alternativa al lavoro a chiamata già esistente nel nostro ordinamento. Invece si è creato un sistema con maggiori rigidità di applicazione.

Mentre hanno imposto di indicare nel voucher l’ora di inizio e l’ora di fine, hanno lasciato nel lavoro a chiamata la semplice indicazione preventiva della giornata di lavoro senza indicare “dalle …. Alle”. Sono state fatte varie richieste da parte di colleghi per tutelare i lavoratori a chiamata, ma ad oggi restano privi di tutela.

Due tipologie

Il legislatore non ha individuato un’unica figura lavorativa come nel lavoro accessorio. All’interno della norma in questione, trovano regolamentazione due nuove fattispecie: il Libretto Famiglia ed il Contratto di Prestazione Occasionale. Il primo, che l’INPS, all’interno della circolare esplicativa n. 107 del 5 luglio 2017, definisce “Libretto di famiglia” introducendo l’acronimo LF, è riservato alle famiglie ed esclusivamente per alcune tipologie di attività, quali piccoli lavori domestici, compresi lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione, assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità o insegnamento privato supplementare. Il secondo, riguarda invece le imprese, con l’introduzione del nuovo contratto di prestazione occasionale (CPO), ossia il contratto mediante il quale soggetti diversi dalle famiglie si avvalgono di prestazioni di lavoro occasionali o saltuarie di ridotta entità, entro determinati e tassativi limiti economici.

A differenza dell’abrogato lavoro accessorio che era considerato oramai dagli ispettori una semplice modalità di remunerazione di una prestazione lavorativa, la nuova tipologia ha natura di contratto. Le varie modifiche normative succedutesi nel tempo avevano tolto, infatti, alla norma che ha introdotto i voucher nel 2003, il carattere dell’occasionalità disinnescando qualsivoglia possibilità di riqualificare il rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato e a tempo pieno a meno che non fosse inconfutabilmente provata la diversa natura della prestazione lavorativa. Il nuovo contratto di prestazione occasionale (CPO) deve invece rivestire i caratteri dell’occasionalità, della saltuarietà e nel contempo essere di ridotta entità economica.

I limiti del CPO

Per quanto concerne il contratto di prestazione occasionale, Il limite è l’anno civile (01/01 – 31/12). Nei limiti dell’anno ciascun lavoratore non può superare un compenso totale di 5mila euro (con un limite di 2.500 per ogni singolo committente) ma anche l’utilizzatore non può corrispondere più di 5mila euro di compensi occasionali suddivisi tra tanti prestatori. Pertanto non potranno esserci aziende con due dipendenti e 10 voucheristi che ruotavano nell’anno!

La misura minima oraria del compenso è di 9 euro netti a cui si aggiunge la contribuzione previdenziale/assicurativa e costi di gestione, per un COSTO ORARIO di circa 12,41 euro/ora, tranne che nel settore agricolo dove il compenso minimo è fissato dal Ccnl. L’importo del compenso giornaliero non può essere inferiore alla misura minima fissata per la remunerazione netta di quattro ore lavorative anche qualora la durata effettiva della prestazione lavorativa giornaliera sia inferiore a tale vincolo. Si tratta comunque di un limite minimo: è possibile infatti effettuare ulteriori ore di lavoro nella giornata nel rispetto di altri limiti posti dalla legge quali l’obbligo di un intervallo della prestazione dopo quattro ore di lavoro così come il diritto al riposo giornaliero di 11 ore, alle pause e ai riposi settimanali, secondo quanto previsto agli articoli 7, 8 e 9 del d.lgs. 66/2003..

Il legislatore ha ritenuto che solo le aziende fino a 5 dipendenti a tempo indeterminato hanno l’esigenza di rivolgersi a contratti di prestazioni occasionale. Le aziende con un numero di dipendenti a tempo indeterminato superiore alla soglia sono pertanto escluse. Nel computo dei lavoratori a tempo indeterminato contano gli apprendisti, i lavoratori part time contano in proporzione all’orario svolto, i lavoratori con contratto di lavoro intermittente in base all’orario svolto nel semestre precedente. Per evitare possibili elusioni della norma è stato stabilito che l’organico vada valutato come media dei 6 mesi del semestre che va dall’ottavo al terzo mese antecedente la data di prestazione. Ad esempio, spiega l’INPS: se la prestazione verrà resa il giorno 23 luglio 2017, dovrà essere effettuato il computo della media occupazionale dei lavoratori a tempo indeterminato per i mesi da novembre 2016 (ottavo mese precedente) ad aprile 2017 (terzo mese precedente). Sarebbe stato corretto computare anche i lavoratori a termine o vietarne la sostituzione assoluta. infatti le aziende con meno di 5 dipendenti lasceranno a casa lavoratori a termine per sostituirli con altri voucheristi se più convenienti.

Divieti

Non è possibile utilizzare CPO da parte di imprese dell’edilizia e nell’ambito di appalti. In agricoltura è possibile utilizzarli solo per titolari di pensione di vecchiaia o invalidità, giovani studenti con meno di venticinque anni, disoccupati, percettori di ammortizzatori sociali.

Le comunicazioni

Mutuando quanto già previsto per il lavoro accessorio, anche la prestazione in CPO va comunicata almeno sessanta minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa, utilizzando la piattaforma informatica INPS a disposizione dal 10 luglio. La comunicazione avviene mediante l’utilizzo di un calendario giornaliero gestito attraverso la procedura INPS, con l’indicazione giornaliera delle prestazioni.

I limiti dell’LF

Il Libretto Famiglia è composto, invece, da titoli di pagamento orario del valore nominale di 10,00 euro, dei quali 8,00 euro vanno al lavoratore.  La circolare ha ridotto l’importo rispetto alle “imprese” in quanto nel rapporto domestico i compensi da ccnl sono notevolmente inferiore.

Anche il Libretto Famiglia prevede una comunicazione all’INPS tramite la piattaforma informatica ma il limite è quello del terzo giorno del mese successivo a quello di svolgimento della prestazione.

Rischio elevato

Ad avviso degli ispettori ministeriali ma anche leggendo la norma attentamente , le prestazioni lavorative, a differenza del compianto lavoro accessorio, devono rivestire i caratteri dell’occasionalità ovvero della saltuarietà e nel contempo essere di ridotta entità. Le nuove prestazioni non dovranno avere carattere di sistematicità e ripetitività nel tempo ma dovranno essere episodiche e discontinue. E’ ragionevole pensare, quindi, che le verifiche saranno rivolte alla durata della prestazione in termini temporali o, eventualmente, alla sua marginalità, rispetto all’attività principale del committente.

Si ritiene per cautela che la signora che pulisce il condominio ogni sabato per 48 settimane all’anno dalle 08 alle 12 non potrà essere “reclutata” a voucher.

Sanzioni

La sanzione per chi supera i limiti di utilizzo di questi rapporti è la trasformazione in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato quando vengano accertate due ipotesi alternative:

  • superamento del limite economico di 2.500 euro del singolo rapporto tra utilizzatore e prestatore (è esclusa questa sanzione in caso di superamento degli altri limiti economici);
  • impiego del lavoratore per più di 280 ore nell’arco dell’anno civile;

Il limite invece di 280 ore è probabilmente erroneo, perché la conversione del compenso di 2.500 euro in massimo di ore effettuabili darebbe un limite di 277 ore, che è il vero limite da seguire.  Si consiglia di attenersi a 277 ore in quanto se si hanno due voucheristi si rischia di superare il limite dei 5000.00 euro.

Un’altra sanzione riguarda la violazione dell’obbligo di comunicazione preventiva all’Inps, ed in questo caso la sanzione va da € 500,00 a euro € 2.500,00 per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione.

Hanno introdotto la possibilità di recovare la comunicazione di lavoro entro le 24 ore del terzo giorno successivo e al voucherista arrivera’ una mail o sms e potrà invece controbattere “ le ore le avevo fatte!”.

i prestatori infatti riceveranno una comunicazione per ogni dichiarazione/revoca/conferma di pagamento effettuata dal datore con possibilità di contestare quanto indicato

IL pagamento da parte azienda potrà avvenire solo tramite f24 ( non c’è più il tabacchino ed il bollettino postale) e entro il 15 del mese il voucherista riceverà dall’inps il bonifico del pagamento.

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