Incentivi per gli accordi aziendali che promuovono il benessere organizzativo

Alberto Giorgiutti

Con il decreto ministeriale del 12 settembre 2017 è stata resa operativa una misura prevista dall’art. 25 del d.lgs. 80/2015 attuativo del jobs act che prevede la concessione di sgravi contributivi alle aziende che stipulano accordi sindacali finalizzati all’istituzione di interventi in materia di conciliazione tra vita professionale e vita privata. Appare chiaro l’intento del legislatore di favorire sempre di più il Welfare e il benessere organizzativo in azienda vista la progressiva riduzione dei servizi statali. L’intervento in parola offre una serie articolata di misure che le aziende possono adottare per offrire ai lavoratori strumenti per un miglior bilanciamento tra il lavoro (carriera e crescita professionale) e la vita privata (cura degli affetti, hobbies, ecc.) meglio conosciuto anche come “work-life balance”. In un mercato in ripresa le risorse umane valide si orienteranno sempre di più verso le aziende che si doteranno di nuovi strumenti contrattuali che offrono benefici, flessibilità e servizi rispetto alla mera retribuzione.  Allo stato attuale sono avvantaggiate le grandi aziende che già possono offrire asili nido, palestre e convenzioni di tutti i tipi, ma anche le piccole aziende adesso possono attirare talenti offrendo “qualità” e non solo “quantità”. Si pensi a piccole aziende che possono dedicare alcune stanze al baby sitting agevolando le mamme che portano con se la nonna/zia o  baby sitter mentre lavorano.

I progetti finanziabili

Il decreto assegna uno sgravio contributivo alle aziende del settore privato che, attraverso la sottoscrizione di un accordo aziendale di secondo livello (con i sindacati territoriali o le RSU) o recependone uno territoriale, stabiliscono misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata dei loro lavoratori che aventi caratteristiche di  innovazione e/o miglioramento rispetto a quanto eventualmente previsto dal CCNL di riferimento o da disposizioni normative vigenti, anche integrando o migliorando misure già previste in contratti integrativi aziendali già in essere.

I contratti di secondo livello, per poter essere finanziabili devono prevedere un numero minimo di due misure, almeno una delle quali all’interno delle aree di intervento A) o B) previste dal decreto:
A) genitorialità: estensione temporale del congedo di paternità con previsione della relativa indennità; previsione di nidi d’infanzia/asili nido/spazi ludico-ricreativi aziendali o interaziendali; percorsi formativi (e-learning/coaching) per favorire il rientro dal congedo di maternità; buoni per l’acquisto del servizio di baby sitting; B) flessibilità organizzativa: lavoro agile (smart working); flessibilità oraria in entrata e uscita; part-time; banca ore; cessione solidale dei permessi con integrazione da parte dell’impresa dei permessi ceduti. C) Welfare aziendale: convenzioni per l’erogazione di servizi “time saving”; convenzioni con strutture per servizi di cura; buoni per l’acquisto di servizi di cura.

Concentrandoci sui due termini anglofoni: per “time saving” si intendono tutti quei servizi quali il disbrigo di pratiche o incombenze della vita quotidiana che possono far risparmiare del tempo: pagamento di bollette, servizi di lavanderia, ritiro di raccomandate in posta, spesa periodica, raccolta pacchi dai corrieri, ecc. Molte aziende si stanno dotando quindi di un servizio di “maggiordomo aziendale” agevolando i propri collaboratori ma creando conseguentemente delle nuove figure professionali sul mercato dei servizi. Lo “smart working” o lavoro agile è invece una particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Mentre il “vecchio” telelavoro consisteva nello spostamento della sede di lavoro dai locali aziendali all’abitazione del telelavoratore, il nuovo lavoro agile prevede che la prestazione venga eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. La legge 81/2017, entrata in vigore il 14 giugno, che ha istituito questo nuovo modo di concepire la prestazione lavorativa ha previsto, ad ogni modo, la possibilità di recedere dalla modalità di lavoro agile e il rientro in servizio presso la sede di lavoro previa preavviso minimo di 30 giorni (90 giorni se il lavoratore è disabile) e con la possibilità comunque del recesso senza preavviso in presenza di un giustificato motivo. Per limitare l’invasività del datore di lavoro nella sfera privata del lavoratore è stato stabilito, inoltre, un diritto alla disconnessione dagli strumenti informatici dopo un certo orario. In materia di sicurezza il datore di lavoro deve garantire gli standard individuando i rischi generali e specifici e il lavoratore deve cooperare per predisporre le misure di sicurezza nell’ambiente extra aziendale.

Il quantum

La domanda potrà essere presentata – a mezzo apposita istanza telematica all’INPS – entro il 15 settembre 2018, per i contratti depositati entro il 31 agosto 2018 (risorse 2018). Il decreto prevedeva anche una data per usufruire di risorse dell’anno 2017 ma i tempi stabiliti erano improponibili per le aziende che volevano usufruire dello sgravio progettando ex novo un programma per i propri collaboratori. In attesa delle istruzioni dell’INPS, il Ministero del lavoro ha precisato che il caricamento a portale del contratto aziendale verrà fatto con modalità analoghe a quelle previste per i contratti di detassazione dei premi di risultato sul sito Cliclavoro. Affinché il datore di lavoro possa accedere all’incentivo, il contratto collettivo aziendale deve riguardare un numero di lavoratori pari ad almeno il 70% della media dei dipendenti in forza presso il medesimo datore di lavoro nell’anno civile precedente alla domanda. Per l’anno 2018 le risorse stanziate sono pari a € 54.600.000 mentre per il 2017 sono state pari a € 55.200.000. Il beneficio corrisponde ad uno sgravio contributivo pari al 5% dell’imponibile previdenziale dichiarato nell’anno civile precedente la domanda. In ogni caso l’ammontare del beneficio sarà calcolato direttamente dall’INPS sulla base delle dichiarazioni contributive presentate ed in base alle risorse finanziarie disponibili per l’anno con riguardo al numero dei datori di lavoro che hanno fatto domanda ed alla forza aziendale.

Forza alla inventiva per agevolare il migliori sistemi produttivi.

Si pensi ai papà  manager che ha senso agevolare con un orario iper flessibile per poter stare con i figli. Se un papà o una mamma passa del tempo con i figli durante un pm della settimana il suo cervello sarà più produttivo ed efficace anche se dovrà “recuperare le sere o nei fine settimana”.

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