GLI INCENTIVI PREVISTI DAL DECRETO 1° MAGGIO

Con l’entrata in vigore del decreto 1° maggio 2026, n. 62, il sistema degli incentivi all’occupazione ha subito una rilevante riorganizzazione, completata sul piano operativo dalle circolari INPS del 14 maggio 2026. Le circolari n. 55, 56 e 57 disciplinano rispettivamente Bonus Giovani, Bonus ZES e Bonus Donne, rendendo effettivamente fruibili gli esoneri contributivi per le assunzioni effettuate nel corso del 2026. Si tratta di strumenti tra loro coordinati, accomunati da una logica di sostegno all’occupazione stabile, ma differenziati per platea di beneficiari e condizioni di accesso.
Elemento comune è il forte aggancio alla disciplina europea sugli aiuti di Stato, in particolare al Regolamento UE 651/2014, nonché il rispetto delle condizioni generali già note in materia di incentivi, quali la regolarità contributiva, l’assenza di violazioni e il rispetto dei contratti collettivi. In questo contesto, il ruolo del datore di lavoro e del consulente diventa centrale nella verifica preventiva dei requisiti e nella corretta gestione della domanda.
Bonus Donne
Il Bonus Donne rappresenta uno degli strumenti principali di politica attiva del lavoro, finalizzato a favorire l’occupazione femminile stabile. La misura si articola in tre diverse ipotesi, costruite sulla base della nozione europea di lavoratrice svantaggiata o molto svantaggiata.
Nel primo caso rientrano le lavoratrici prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi. In questa situazione l’incentivo può arrivare fino a 24 mesi di esonero contributivo, con un tetto mensile che può essere elevato nelle aree ZES (Zona Economica Speciale) in Italia attualmente rappresentate dal Mezzogiorno e alcune regioni del Centro (come Marche e Umbria, entrate successivamente). Una seconda ipotesi riguarda le donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 12 mesi ma inserite in particolari categorie di svantaggio individuate dal regolamento europeo. Anche qui la durata dell’agevolazione resta elevata.
La terza ipotesi, più ampia, include donne con condizioni di svantaggio meno intense, ad esempio disoccupate da almeno 6 mesi o appartenenti a specifici contesti territoriali o professionali. In questo caso la durata scende generalmente a 12 mesi.
Un elemento distintivo del Bonus Donne è la gestione delle risorse su base territoriale, con una ripartizione del plafond tra regioni più sviluppate, meno sviluppate e in transizione. Ciò comporta che la disponibilità dell’incentivo può variare concretamente da territorio a territorio, rendendo importante la tempestività nella presentazione delle domande. Inoltre, a differenza di altri incentivi, il Bonus Donne è applicabile anche alle lavoratrici con qualifica dirigenziale, ampliando la platea rispetto ad altre misure. L’incentivo mensile è pari a 650 € elevato a 800 nelle aree ZES.
Bonus Giovani
Il Bonus Giovani si rivolge ai lavoratori che non abbiano compiuto 35 anni al momento dell’assunzione e presenta una struttura simile a quella del Bonus Donne. Anche in questo caso il legislatore distingue tra situazioni di svantaggio intenso e più lieve, con effetti diretti sulla durata dell’agevolazione. Le ipotesi più favorevoli riguardano i giovani privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ai quali si applica un esonero fino a 24 mesi. Analogamente, rientrano tra i beneficiari anche soggetti privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 12 mesi che appartenendo a categorie specifiche, come persone prive di titolo di studio o inserite in contesti di particolare fragilità. Una terza categoria include giovani con condizioni di svantaggio meno marcate, per i quali la durata dell’incentivo è più breve. Ciò comporta che la classificazione iniziale del lavoratore riveste un ruolo decisivo per determinare il beneficio complessivo. Un aspetto particolarmente rilevante è la cosiddetta “geografia mobile” della maggiorazione ZES. Se il lavoratore presta attività in una regione rientrante nella ZES unica, il massimale mensile dell’agevolazione è più elevato. Tuttavia, tale maggiorazione dipende dalla permanenza della sede di lavoro nel territorio agevolato: in caso di trasferimento, l’importo si riduce o si adegua, senza possibilità di incremento successivo se la situazione migliora. L’incentivo mensile è pari a 500 € elevato a 650 € per assunzioni in aree ZES con vincolo di permanenza della sede.
Bonus ZES
Il Bonus ZES è una misura destinata alle imprese che operano nelle regioni della Zona Economica Speciale unica e si caratterizza per due requisiti fondamentali: la dimensione aziendale e il luogo effettivo di svolgimento della prestazione lavorativa. Dal punto di vista dimensionale, l’incentivo è riservato ai datori di lavoro che, al momento dell’assunzione, occupano fino a 10 dipendenti. La particolarità chiarita dall’INPS è che tale limite deve essere verificato senza considerare i nuovi lavoratori assunti con l’agevolazione. Questo consente una maggiore flessibilità e favorisce la crescita delle piccole imprese. Il secondo requisito riguarda la sede di lavoro, che deve essere situata effettivamente in una regione ZES. Non rileva la sede legale dell’azienda né la residenza del lavoratore, ma il luogo concreto di svolgimento dell’attività. Se tale requisito viene meno durante il rapporto, anche il beneficio cessa. La misura ha una durata significativa, generalmente fino a 24 mesi, e rappresenta uno strumento mirato per sostenere lo sviluppo occupazionale nelle aree del Mezzogiorno e delle regioni recentemente incluse nella ZES unica. L’incentivo è pari a 650 € mensili per ciascun lavoratore.
Condizioni comuni e regole operative
Tutti e tre gli incentivi sono soggetti a condizioni generali stabilite dalla normativa nazionale, in particolare dall’articolo 31 del D.Lgs. 150/2015. Tra queste rientrano il rispetto del diritto di precedenza, l’assenza di licenziamenti ostativi e la non sovrapposizione con obblighi preesistenti.
Un ulteriore requisito fondamentale è la regolarità contributiva, attestata dal DURC, insieme al rispetto delle norme in materia di lavoro e sicurezza. Inoltre, il decreto 2026 introduce un elemento innovativo: l’obbligo di garantire un trattamento economico conforme ai contratti collettivi comparativamente più rappresentativi, il cosiddetto “salario giusto”. A tale proposito il Ministero del Lavoro è all’opera al fine di dare una sua definizione per ogni singolo CCNL individuando per ciascuno il cosiddetto TEC (Trattamento Economico Complessivo). Altro elemento cruciale è l’incremento occupazionale netto. L’assunzione incentivata deve determinare un aumento reale dell’organico rispetto alla media dei dodici mesi precedenti. Tale incremento viene calcolato in unità di lavoro annue e deve essere mantenuto nel tempo, pena la perdita del beneficio per i mesi in cui il requisito non sussiste. Sul piano procedurale, l’accesso agli incentivi avviene tramite domanda telematica all’INPS, con successivo accantonamento delle risorse. Particolare attenzione va posta al termine di 10 giorni previsto per completare l’assunzione dopo la prenotazione dell’incentivo, pena la perdita del beneficio.
Cumulabilità e limiti
Le tre misure condividono una regola fondamentale: non possono essere cumulate con altri esoneri contributivi sulla medesima posizione lavorativa. Ciò significa che il datore di lavoro deve scegliere quale incentivo applicare. Sono invece compatibili con misure di natura fiscale, come la maxi-deduzione del costo del personale prevista dalla normativa recente, che consente di amplificare il vantaggio economico complessivo dell’assunzione. Compatibili anche gli esoneri sulla contribuzione a carico del lavoratore, che operano su un piano diverso.
Conclusioni
Il sistema degli incentivi 2026 si presenta articolato ma coerente, con tre strumenti principali che rispondono a esigenze diverse: sostenere l’occupazione femminile, favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e promuovere lo sviluppo delle aree ZES. Le circolari INPS del maggio 2026 hanno chiarito numerosi aspetti operativi, rendendo le misure concretamente utilizzabili.
Per i datori di lavoro diventa essenziale una valutazione preventiva accurata, che tenga conto dei requisiti soggettivi del lavoratore, della situazione aziendale e delle condizioni normative. Solo una corretta impostazione iniziale consente di sfruttare appieno le opportunità offerte, evitando rischi di revoca o recupero dell’incentivo.