FERIE E PERMESSI SOLIDALI: IL TEMPO DONATO CHE FA LA DIFFERENZA

Con l’articolo 24 del D.Lgs. 151/2015 il legislatore italiano, oltre quindici anni fa, ha voluto trascrivere in legge, mutuandolo dalla legislazione francese il caso del piccolo Mathys, un bambino francese di 11 anni malato di cancro al fegato. Il padre, dopo aver esaurito ferie e permessi, non poteva più assisterlo quotidianamente, così i colleghi, con l’accordo dell’azienda, decisero di donargli 170 giorni di ferie e riposi per consentirgli di restare accanto al figlio fino alla fine. Questa esperienza portò all’approvazione in Francia della Loi Mathys (legge n. 2014‑459 del 9 maggio 2014), che regolamenta il don de jours de repos.
Lo spirito della norma
Il nome dice tutto: ferie solidali. Dentro c’è l’idea che il tempo, in certi momenti della vita, valga più di qualsiasi bonus. È il tempo che serve per stare accanto a un figlio che ha bisogno di cure costanti, o per attraversare una tempesta familiare senza perdere il lavoro e la serenità economica. Si tratta di una norma poco pubblicizzata ma con essa, il nostro ordinamento aprì la strada a una forma semplice di mutuo aiuto tra colleghi: chi ha tempo in più può regalarlo a chi, in quel momento, ne ha drammaticamente bisogno. Non è carità calata dall’alto, è solidarietà orizzontale: la comunità di lavoro che si stringe attorno a un suo membro.
Le delimitazioni
In base all’articolo 24 del D.Lgs. 151/2015 i lavoratori possono cedere a titolo gratuito ferie e riposi maturati a colleghi della stessa azienda, così da consentire loro di assistere figli minorenni che necessitano di cure costanti. La legge affida ai contratti collettivi il compito di definire come si dona, come si chiede e come si utilizza quel tempo. Il riferimento generico alla contrattazione collettiva ne demanda, quindi, alla contrattazione di secondo livello, in particolare quella aziendale, la disciplina. Sono intoccabili, però, le quattro settimane minime di ferie annue. Non si cedono, non si scambiano con denaro, non si comprimono. Lo stabilisce l’articolo 10 del D.Lgs. 66/2003 e lo sancisce la Costituzione, che rende irrinunciabile il diritto alle ferie. Questo vale sempre, anche quando c’è di mezzo la solidarietà.
La banca ore solidale
Proprio perché il numero di ferie a disposizione dei lavoratori, di regola, coincide con quello di legge, rendendo impossibile la loro donazione (solo rari casi ed in particolare i dirigenti ne hanno in eccedenza) accanto alle ferie solidali è cresciuta, per via contrattuale, la banca ore solidale. In questo caso l’idea è sempre quella di “donare tempo” con il perimetro che, grazie agli accordi aziendali, può allargarsi anche oltre il caso del figlio minore con bisogno di cure, includendo situazioni di gravissima necessità individuate dalle parti sociali. Nel settore metalmeccanico, ad esempio, le linee guida condivise da associazioni datoriali e sindacati spiegano come attivare un fondo di tempo, alimentato su base volontaria con PAR e ferie aggiuntive monetizzabili, e come convertirlo in ore fruibili dal beneficiario. Le regole parlano chiaro: informazione a tutti i lavoratori, consenso esplicito del beneficiario, valorizzazione economica delle ore donate al valore del cedente e trasformazione in ore per il ricevente dividendo per la sua paga oraria.
Volontariato con privacy
Questi strumenti stanno in piedi solo se la scelta è davvero libera. Nessuna pressione, nemmeno “ambientale”. La decisione di donare deve nascere dal lavoratore e prendere forma in una dichiarazione espressa. La legge sul punto è essenziale e rimette la disciplina ai contratti. Le policy aziendali possono, quindi, prevedere finestre di adesione, moduli chiari e comunicazioni neutrali. La gestione, inoltre, deve rispettare i principi del GDPR: solo i dati indispensabili, tempi di conservazione commisurati, misure di sicurezza adeguate e responsabilità chiare del titolare del trattamento. Le linee guida metalmeccaniche, ad esempio, richiedono la liberatoria del beneficiario; sullo sfondo, l’art. 5 del Regolamento UE 2016/679 impone liceità, minimizzazione e integrità del trattamento.
La convenienza
È sicuramente uno strumento maggiormente fruibile nelle medie e grandi aziende per una questione di entità numerica dei riposi messi a disposizione, ma vi possono accedere anche le piccole e medie aziende “illuminate”. Prerequisito è una regolamentazione interna che renda il meccanismo fluido: criteri di priorità trasparenti (gravità, urgenza, ordine di arrivo), un referente amministrativo o HR, un contatore delle ore disponibili e fruite. Così l’aiuto arriva in tempo, la pianificazione dei reparti regge l’urto delle assenze e la percezione di equità resta alta. L’effetto collaterale, positivo, è culturale: l’azienda non “tappa buchi”, ma sostiene concretamente chi è in difficoltà, e i colleghi vedono che quel sostegno ha regole e risultati.
Il posto di lavoro come comunità
Dietro a tutto ciò c’è il messaggio che il lavoro può essere comunità. La legge ha acceso la luce sulle ferie solidali; i contratti, con la banca ore solidale, hanno spinto la porta un po’ più in là, adattando lo strumento alle specificità dei settori e delle aziende. Il risultato è un equilibrio interessante: la solidarietà non sostituisce le tutele esistenti, le integra quando serve; i diritti fondamentali si proteggono. È una piccola, concreta innovazione sociale che passa da tre parole chiave: volontarietà, trasparenza, dignità. E che vive, sempre, dentro i confini chiari fissati da Costituzione e legge.
Employer branding
Le aziende sono sempre di più chiamate a sopperire ad esigenze dei lavoratori che non sono il mero scambio sinallagmatico “retribuzione vs prestazione”. La funzione HR nelle aziende deve diventare leva che contribuisce ad attrarre talenti qualificati e a trattenere le persone chiave. È oramai necessario implementare nelle aziende delle best practices in un processo continuo che miri a creare una percezione distintiva e positiva dell’organizzazione, valorizzando cultura, valori, stile di leadership, ambiente di lavoro, opportunità di crescita e attenzione al benessere delle persone. L’attenzione ai soggetti più fragili diventa quindi anche un modo per distinguersi sul mercato del lavoro.