Gli abbonamenti al Trasporto Pubblico entrano nel Welfare

Alberto Giorgiutti

Anche la legge di Bilancio n. 205 del 27 dicembre 2017 ha previsto, come le due precedenti, degli interventi in materia di Welfare aziendale.  Non siamo di fronte ad interventi strutturali come avvenuto nel 2016, ma la disposizione ha un grosso impatto a favore delle famiglie ed è stato reso particolarmente fruibile.

Il trasporto pubblico

La novità contenuta nella Legge di Bilancio 2018 in materia di Welfare aziendale riguarda l’introduzione, all’interno del comma 2 dell’articolo 51 del Tuir, della nuova lettera “d-bis che prevede l’esclusione dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o assimilato delle somme erogate o rimborsate alla generalità dei dipendenti o a categorie di questi dal datore di lavoro o le spese direttamente sostenute per l’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. La formulazione è ampia e riguarda quindi ogni tipo di trasporto sia su gomma che rotaia.

La norma è stata resa di ampio respiro prevedendo la possibilità per il datore di lavoro di acquistare direttamente il documento ma anche di rimborsare quanto già acquistato dal lavoratore. Questa nuova fattispecie prevede, quindi, un rapporto diretto tra datore di lavoro e aziende dei trasporti (con fatturazione diretta) ma anche la possibilità per il lavoratore di portare il titolo a rimborso facendo transitare la somma all’interno del cedolino paga (direttamente sul netto del mese).

Vale anche l’erogazione volontaria unilaterale

L’altra importante novità riguarda l’indicazione delle modalità di legittimazione dell’erogazione ai fini della deducibilità dal reddito: viene, infatti, messo sullo stesso piano l’atto volontario, il regolamento aziendale o l’accordo sindacale.

Senza che vi sia ancora alcuna direttiva da parte dell’Agenzia delle Entrate, si può – vista la formulazione della norma – ipotizzare la piena deducibilità dal reddito anche per l’atto volontario unilaterale. In tutte le altre disposizioni relative al Welfare, infatti, la possibilità di deducibilità piena è prevista solo in caso di Regolamento aziendale o accordo sindacale e l’eventuale atto unilaterale è deducibile nel limite del 5 per mille del totale dei redditi di lavoro dipendente dell’azienda. Rimane, in ogni caso, il vincolo di erogare il titolo alla generalità o categoria di dipendenti e tra le categorie di dipendenti (dopo un interpello dell’Agenzia delle Entrate in merito) rientrano a tutti gli effetti anche gli amministratori. L’atto unilaterale, pertanto, non può riguardare singoli dipendenti come può avvenire invece per i fringe benefit (beni in natura).

Rimborso senza limiti di spesa anche per i familiari a carico

La facoltà di sollevare il lavoratore dalle spese per l’abbonamento al trasporto pubblico riguarda non solo il lavoratore stesso ma anche i suoi familiari purché fiscalmente a carico.

Non sono previsti limiti di spesa ed è per tale motivo che la portata è consistente. Basti pensare al fatto che un abbonamento annuale al trasporto pubblico locale del nostro territorio per un figlio e per la durata dell’anno scolastico può valere tra i 250,00 e 350,00 euro e ciò può valere per ogni figlio o familiare a carico.

E’ stato posto un unico limite, attraverso una modifica dell’articolo 15 del TUIR (testo unico delle imposte sui redditi), nel solo caso in cui il lavoratore, per sé o per i familiari a carico, in sede di dichiarazione dei redditi, voglia detrarre dalla propria imposta lorda un importo pari al 19% delle spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale per un importo non superiore a 250 euro annui. In questo caso il risparmio massimo per ogni anno è pari a 47,50 euro, ma tutto ciò è a prescindere e non riguarda il Welfare aziendale. Ciò che è importante sapere è che le due situazioni non sono cumulabili: pertanto il lavoratore che ottenga il rimborso dell’abbonamento o il servizio diretto da parte del suo datore di lavoro non può portarlo anche in detrazione in sede di dichiarazione dei redditi.

Una nuova sensibilità ecologica

Anche per l’anno 2018, il Legislatore continua a sostenere le imprese che vogliono introdurre beni e servizi di welfare come strumenti a sostegno della retribuzione. Negli ultimi tre anni, infatti, lo stanziamento del Governo su questo fronte è stato cospicuo: si è partiti con una cifra pari a 483 milioni di euro nel 2016, per poi arrivare fino a 520 milioni di euro per il 2017 e il 2018. Le PMI, oltretutto, stanno dimostrando di recepire queste innovative disposizioni dimostrandosi sempre più attente al benessere dei dipendenti.

Quella di rendere completamente deducibili ed esenti da imposizione fiscale e contributiva i rimborsi e/o servizi del trasporto pubblico è una mossa che, oltretutto, va nella direzione della ecosostenibilità. È di questi giorni la notizia dell’abbandono della produzione di motori diesel da parte di FCA. Dopo il crollo della domanda a seguito del dieselgate i governi hanno iniziato a tagliare gli incentivi per questo tipo di carburante e in Europa nel 2017 le vendite di veicoli diesel sono diminuite dell’8% e la decisione di abbandonare tale carburante è dovuta alla crescita dei costi per rendere la tecnologia conforme alle sempre più severe norme sulle emissioni.

Allo stesso tempo, diminuiscono i costi delle auto elettriche su cui i produttori stanno puntando per abbattere le emissioni. Non ci stupiremmo se l’orientamento futuro del Welfare aziendale dovesse quindi riguardare la ecosostenibilità mettendo a disposizione dei lavoratori mezzi e colonnine per la ricarica elettrica degli stessi.

Articolo scritto da:

Dott. Alberto Giorgiutti vedi profilo

Rag. Stefano De Barbara vedi profilo

Dott. Daniele Cattunar vedi profilo

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