STRETTA SULLA SICUREZZA CONTRO LE MORTI BIANCHE

Alberto Giorgiutti

Il notevole numero di infortuni mortali sul lavoro e il successivo e recente tam-tam mediatico hanno portato l’esecutivo guidato da Mario Draghi ad introdurre norme più stringenti in materia di controlli sulla sicurezza e la salute nei posti di lavoro e nella lotta al lavoro irregolare. Con la pubblicazione del D.L. 21 ottobre 2021, n. 146 il Governo ha quindi introdotto modifiche al Testo unico sulla sicurezza inasprendo le sanzioni anche per il lavoro nero, che, alle morti bianche è statisticamente strettamente correlato.

Sospensione dell’attività per violazione di norme sulla sicurezza

La norma prevede un ‘estensione delle competenze degli ispettori del lavoro a tutta la materia della sicurezza sul lavoro, prima riservata ai servizi ispettivi delle ASL. L’articolato del Testo unico sulla sicurezza è stato rivisto ed è stata tolta la discrezionalità d’azione agli ispettori prevedendo due distinti provvedimenti che devono essere obbligatoriamente adottati in presenza di determinate situazioni, nello specifico: per far cessare il pericolo per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori o per contrastare il lavoro irregolare. Nel primo caso viene previsto che il provvedimento di sospensione produca i suoi effetti in relazione alla parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni. La norma prevede la possibilità di adottare il provvedimento di sospensione, in modo più chirurgico, in relazione alla sola parte dell’attività lavorativa prestata dai lavoratori interessati dalle violazioni per “Mancata formazione ed addestramento” e “Mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto”. Il provvedimento potrebbe, a questo punto, riguardare esclusivamente questi lavoratori, permettendo di proseguire l’attività imprenditoriale, attraverso l’impiego del restante personale. Si tratta di un’azione non più riservata al solo settore edile ma a tutti i settori. Aspetto ulteriore è che non è più rilevante la “recidiva” per l’applicazione della sanzione che viene comminata in dodici possibili casi (vedi schema). La sospensione ha effetti diretti solo sul datore di lavoro ma non sui lavoratori interessati che, pur non svolgendo attività, hanno diritto ai trattamenti economici e contributivi previsti. L’Ispettorato del lavoro può imporre, inoltre, congiuntamente al provvedimento di sospensione una sorta di atto di disposizione adottando “misure atte a far cessare il pericolo per la salute o per la sicurezza dei lavoratori durante il lavoro”.

Sospensione per lavoro nero

La principale modifica, invece, per l’ipotesi di lavoratori occupati “in nero” riguarda la percentuale che viene ridotta dal venti al dieci per cento dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, al momento dell’accesso ispettivo. A differenza del passato, inoltre, si fa ora espresso riferimento, alla mancanza di preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro, precisazione che potrebbe comportare il computo solo delle fattispecie di lavoratori per le quali è previsto il modello Unilav con l’esclusione quindi dei collaboratori familiari e soci. Non è prevista, come in passato, la sospensione, invece, per il caso di lavoratore irregolare unico occupato dall’impresa. In particolare, per questo caso gli effetti della sospensione sono differiti alle ore dodici del primo giorno lavorativo successivo all’accesso, fermo restando che devono essere immediati laddove si riscontri un grave rischio per la salute dei lavoratori. Per primo giorno lavorativo successivo, la prassi amministrativa ha fatto, in passato, riferimento, alle attività dell’Ufficio dell’ispettore che ha redatto il provvedimento. Ciò significa, ad esempio, che per un verbale emanato il sabato sera, gli effetti si producono a partire dalle ore dodici del lunedì.


La revoca

La possibilità per l’impresa di revocare il provvedimento è subordinata, per il caso di lavoro nero, alla regolarizzazione delle posizioni lavorative dei lavoratori trovati irregolari (anche sotto il profilo di adempimenti quali visite mediche e tutto ciò che concerne la sorveglianza sanitaria e la formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro). La revoca concernente, invece, le riscontrate gravi violazioni in materia di salute e sicurezza, potrà essere concessa solo dopo la verifica del ripristino delle regolari condizioni di lavoro e la rimozione delle conseguenze pericolose delle violazioni. Per entrambe le fattispecie, ai fini dell’ottenimento della revoca, continua ad essere necessario il pagamento di una somma aggiuntiva che, però, è stata aumentata e differenziata in base a specifiche situazioni. Per il caso di riscontrato impiego di lavoratori in nero sarà pari a 2.500 euro fino a cinque lavoratori irregolari, mentre sarà di 5.000 euro in caso di un numero superiore. Nelle ipotesi di sospensione per gravi violazioni in materia di salute e sicurezza, per ciascuna delle specifiche violazioni viene stabilita una determinata somma aggiuntiva, con la precisazione, che, ove siano riscontrate più violazioni, i rispettivi oneri per la revoca andranno sommati. Peraltro, secondo le nuove disposizioni, le somme aggiuntive così determinate sono raddoppiate se, nei cinque anni precedenti alla adozione del provvedimento, l’impresa dovesse essere già stata destinataria di un provvedimento di sospensione. Immutata rispetto al passato la formula che prevede la possibilità di pagare subito il 20% (non più il 25%) della somma aggiuntiva dovuta e l’importo residuo, maggiorato del 5%, in sei importi mensili.

Il mancato rispetto del provvedimento di sospensione

È punito con l’arresto fino a sei mesi nei casi di violazioni in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro e con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione. Siamo nella fattispecie, quindi, di illecito penalmente rilevante. L’ammenda è una contravvenzione e, di conseguenza, l’estinzione del reato può avvenire con il pagamento di una somma pari a ¼ del massimo.

L’eventuale ricorso

Avverso i provvedimenti di sospensione per lavoro nero, la norma amplia il termine entro cui è ammesso il ricorso che passa da 15 a 30 giorni e da indirizzare all’Ispettorato interregionale del lavoro territorialmente competente, che si pronuncerà nel termine non più di 15 ma di 30 giorni dalla notifica del ricorso. Decorso il termine senza che vi sia risposta da parte dell’organo amministrativo vale la regola del silenzio assenso per cui il ricorso si intende accolto con conseguente perdita di efficacia del provvedimento.

Viene esclusa, invece, la possibilità di ricorrere contro la sospensione per gravi violazioni in materia di sicurezza sul lavoro e di conseguenza, resta, unicamente, la strada del ricorso al TAR competente per territorio.

1 Mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi

2.500

2 Mancata elaborazione del Piano di Emergenza ed evacuazione

2.500

3 Mancata formazione ed addestramento

300 per ciascun lavoratore interessato

4 Mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del relativo responsabile

3.000

5 Mancata elaborazione piano operativo di sicurezza (POS)

2.500

6 Mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto

300

per ciascun lavoratore interessato

7 Mancanza di protezioni verso il vuoto

3.000

8 Mancata applicazione delle armature di sostegno, fatte salve le prescrizioni desumibili dalla relazione tecnica di consistenza del terreno

3.000

9 Lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi

3.000

10 Presenza di conduttori nudi in tensione in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi

3.000

11 Mancanza protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianto di terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale)

3.000

12 Omessa vigilanza in ordine alla rimozione o modifica dei dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo

3.00