IL BLUFF DELL’INCENTIVO DI DIGNITA’: ABROGATA LA NORMA INSERITA NEL DECRETO DIGNITÀ NUOVA LINFA ALLE STABILIZZAZIONI DEGLI UNDER 35

Alberto Giorgiutti

Con la conversione in legge del decreto dignità (legge 96/2018), c’eravamo soffermati, su queste pagine, in merito ad un incentivo per l’assunzione di giovani “under 35” inserito all’ultimo momento dal Ministro Di Maio a seguito delle critiche ricevute per aver introdotto, con il discusso decreto, norme volte esclusivamente a restringere il campo di azione dei contratti a termine senza la previsione di alcuno stimolo alla stabilizzazione dei rapporti a tempo indeterminato. Si trattava di una norma fotocopia del bonus occupazione giovanile a carattere strutturale già promosso dal Governo Gentiloni nella legge di Bilancio per il 2018. Ebbene con l’articolo 1, comma 10 della legge 160/2019 (legge di Bilancio per il 2020), viene definitivamente abrogato e contemporaneamente rifinanziato quello originario pre Governo gialloverde.
Rifinanziata l’agevolazione per under 35
E’ passato oramai un anno e mezzo dalla sua entrata in vigore e durante questo periodo gli operatori del mercato hanno atteso invano il decreto attuativo previsto dal comma 3) dell’art. 1-bis del “decreto dignità” che, ora sappiamo, non vedrà mai la luce. Poco male, perché la norma inserita nella legge di Bilancio 2020, oltre ad abrogare quella del “decreto dignità” ha rifinanziato quella del Governo Gentiloni estendendone i benefici anche alle assunzioni effettuate nel 2019 e che si effettueranno nel 2020.
In base alla nuova disposizione l’agevolazione è rivolta anche per queste due annualità ai giovani assunti a tempo indeterminato che non abbiano compiuto i 35 anni (il limite è 34 anni e 364 giorni).

L’esonero contributivo

L’agevolazione consiste in un esonero contributivo del 50%, nel limite massimo annuo di 3mila euro di contribuzione INPS (esclusa l’INAIL). Il beneficio spetta per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato “a tutele crescenti” di giovani con i citati requisiti anagrafici. Il regime contrattuale a tutele crescenti è stato introdotto dal d.lgs. n. 23/2015, in attuazione della legge delega conosciuta come “Jobs act”. Si tratta dei lavoratori assunti a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015 che, in virtù del così modificato articolo 18, hanno visto ridimensionate le ipotesi di reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo con l’applicazione di un risarcimento graduato in base all’anzianità di servizio (da qui la denominazione di tutele crescenti). Il riferimento della norma non ad una generica assunzione a tempo indeterminato ma alle tutele crescenti ha una certa rilevanza perché il decreto si applica esclusivamente ai lavoratori con qualifica di operai, impiegati e quadri. Ne consegue, pertanto, che anche l’esonero in questione sia limitato a tali categorie, restando esclusa di conseguenza la categoria dei dirigenti, così come i rapporti di apprendistato (vale solo per la conferma da apprendistato a tempo indeterminato) e il lavoro domestico.

Requisito soggettivo

L’esonero contributivo è rivolto all’assunzione di giovani lavoratori che, nel corso dell’intera vita lavorativa, non sono mai stati titolari di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro. Vengono pertanto incentivate le assunzioni dei cosiddetti eterni “precari”. Viene incentivata anche la trasformazione di rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato così come l’apprendista che venga confermato in servizio al termine del periodo di apprendistato e che rientri nei limiti anagrafici. Sono ostativi alla fruizione dell’esonero precedenti rapporti in somministrazione a tempo indeterminato (Staff leasing o stabilizzazione) e rapporti di lavoro a tempo indeterminato terminati durante il periodo di prova o per dimissioni del lavoratore. Non è ostativo al beneficio l’eventuale periodo di apprendistato con altro datore di lavoro non proseguito in un ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato al termine del periodo di formazione. Nessun impedimento anche in caso di pregresso svolgimento di prestazioni di natura professionale in forma autonoma, in qualità di amministratore, socio, ecc.

Durata

La riduzione contributiva spetta per una durata massima di 36 mesi. La fruizione del beneficio per un periodo inferiore, potrà permettere la prosecuzione dell’esonero al nuovo datore di lavoro per la parte residua. L’agevolazione costituisce sostanzialmente in una dote all’assunzione, così il giovane che non abbia sfruttato completamente i 36 mesi con un datore di lavoro potrà consentire la prosecuzione nell’agevolazione ad un nuovo datore di lavoro che lo assuma a tempo indeterminato fino ad esaurimento, anche nel caso in cui ciò avvenga a limite anagrafico superato. Come detto viene incentivata anche l’ipotesi di mantenimento in servizio al termine del periodo di apprendistato, ma la durata dell’esonero in questo caso è limitata ad un ulteriore anno al termine dell’anno successivo alla conferma in servizio.

Impedimenti

L’esonero contributivo non spetta ai datori di lavoro che, nei sei mesi precedenti l’assunzione, abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi nella medesima unità produttiva a prescindere della mansione svolta. L’assunzione, invece, del lavoratore con i requisiti previsti dalla norma a cui segua il suo licenziamento per giustificato motivo oggettivo nei sei mesi successivi l’assunzione comporta la revoca dell’agevolazione e il recupero del beneficio già fruito. Tali conseguenze sono applicate anche al datore di lavoro che, sempre nei sei mesi successivi l’assunzione del giovane, proceda al licenziamento per giustificato motivo oggettivo di un altro lavoratore impiegato presso la medesima sede produttiva, avente lo stesso inquadramento e qualifica del lavoratore assunto con l’agevolazione. L’incentivo non spetta in caso di violazione dell’art. 31 del d.lgs. 150/2015 che è la norma che riguarda i criteri generali per poter fruire di incentivi. Ad esempio viene prevista l’incompatibilità dell’agevolazione quando un datore assume con agevolazioni il lavoratore licenziato nei sei mesi precedenti da azienda con assetti proprietari coincidenti, oppure quando l’assunzione viene effettuata per adempiere ad obblighi di legge o è in violazione dell’obbligo di precedenza. E’ scontato che per fruire delle agevolazioni l’azienda deve essere in regola con il Durc.

Compatibilità

L’incentivo non è subordinato al regime “de minimis” ed è cumulabile con altri incentivi economici, quali ad esempio quelli derivanti dalla legge regionale 18/2005 appena approvata per l’anno 2020.