Apprendisti a tutte le età

Alberto Giorgiutti

Con le modifiche apportate dal D.Lgs. n. 81/2015 (attuativo del Jobs Act), il legislatore ha riconosciuto la possibilità di assumere, tramite contratto di apprendistato professionalizzante, i lavoratori beneficiari di trattamenti di disoccupazione o mobilità di qualunque età. Una misura rimasta per due anni lettera morta in attesa di una circolare amministrativa a fare chiarezza.

Nessun limite di età

l’art. 47, comma 4, D.Lgs. n. 81/2015 consente l’instaurazione dell’apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, per una qualificazione o riqualificazione professionale, per i titolari di trattamento di mobilità (gli ultimi lavoratori in mobilità finiranno di percepire l’indennità a fine anno) o di un trattamento di disoccupazione, leggasi NASpI.

Purtroppo in Italia senza le circolari esplicative non si muove foglia e con il messaggio n. 2243 del 1.05.2017 l’INPS ha finalmente fornito la sua interpretazione della norma e su tali basi le aziende possono muoversi. È stato chiarito che le assunzioni possono avvenire solo tramite contratto di apprendistato professionalizzante e non con le altre forme di apprendistato.

L’apprendistato professionalizzante

In linea generale con il contratto di apprendistato professionalizzante possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, i soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Per i soggetti in possesso di un titolo di qualifica professionale il contratto di apprendistato professionalizzante può essere stipulato a partire dal diciassettesimo anno di età. I contratti collettivi stabiliscono, in ragione del tipo di qualificazione professionale ai fini contrattuali da conseguire, la durata e le modalità di erogazione della formazione per l’acquisizione delle relative competenze tecnico-professionali e specialistiche da parte dell’Azienda che ammontano, generalmente, a 80 ore, mentre la formazione trasversale o di base, nella nostra Regione, può essere garantita attraverso la frequentazione di corsi presso gli Istituti di formazione accreditati oppure internamente. La durata massima del periodo di apprendistato non può comunque essere superiore a tre anni per tutti i settori e cinque anni per i profili professionali dell’artigianato. Il monte ore di formazione trasversale o di base è pari ad un massimo di 120 ore nell’arco del triennio per i lavoratori non in possesso di diploma di scuola superiore, ad 80 ore per i diplomati ed a 40 ore per i laureati.

Alcuni dei vantaggi dell’apprendistato consistono nella possibilità di retribuire il lavoratore, alternativamente, in base al CCNL, fino ad uno o due livelli in meno rispetto a quello finale o in percentuale progressiva sulla retribuzione in relazione all’anzianità; non computabilità ai fini dell’applicazione di istituti legali o contrattuali dipendenti da limiti numerici, come, ad esempio, il collocamento obbligatorio e l’esclusione dei costi ai fini del calcolo dell’Irap.

A chi si rivolge

I lavoratori assumibili con contratto di apprendistato professionalizzante per questa speciale fattispecie sono i percettori di indennità di mobilità o di NASpI. Si evince dalla norma che possano rientrare anche i lavoratori che, al momento dell’assunzione, hanno soltanto presentato la richiesta, avendo diritto all’indennità, ma non abbiano ancora iniziato a percepirla, visto però che non sta scritto da nessuna parte è sempre meglio attendere.

La contribuzione

La contribuzione si diversifica per i lavoratori percettori di NASpI rispetto ai lavoratori percettori dell’indennità di mobilità, in quanto l’INPS applica alle aziende che assumono i primi anche le riduzioni contributive tipiche dell’apprendistato per le aziende fino a 9 dipendenti. Il beneficio contributivo in caso di assunzione di lavoratore in mobilità è il seguente:

  • riduzione dell’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro al 10% per i primi 18 mesi dall’assunzione;
  • non si applica il contributo per il finanziamento della NASPI;
  • l’aliquota a carico del lavoratore viene ridotta di 3 punti percentuali rispetto a quella prevista per la contribuzione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti;
  • non si applica la prosecuzione dei benefici per i 12 mesi successivi al termine del periodo di formazione;
  • viene riconosciuto un incentivo pari al 50% dell’indennità di mobilità residua che sarebbe spettata al lavoratore.

Di seguito invece il beneficio contributivo a favore delle aziende per l’assunzione di lavoratori che percepiscono la NASpI:

  • per tutto il periodo di formazione l’aliquota a carico del datore di lavoro è pari al 10% (massimo 36 mesi innalzabile a 5 anni per il settore artigiano ed edile).
  • Per i datori di lavoro che occupano fino a 9 dipendenti l’aliquota è ridotta al 1,5% per il primo anno e al 3%per il secondo anno;
  • si applica la contribuzione per il finanziamento della NASPI;
  • si applica l’aliquota contributiva ridotta a carico del lavoratore per tutta la

durata del periodo di formazione (5,84%);

  • non si applica la prosecuzione dei benefici per i 12 mesi successivi al termine del periodo di formazione;

Un’opportunità in più

Il tempo passa in fretta e con il 31dicembre 2017 vanno in soffitta gli incentivi dell’esonero contributivo triennale da “Jobs act” per l’assunzione di lavoratori assunti a tempo indeterminato nel 2015. Questa modalità di assunzione, a meno di nuovi incentivi di cui si vocifera, potrà risultare, quindi, una ghiotta occasione per l’inserimento di personale di qualunque età.

Uno dei vantaggi della norma, che altrimenti verrebbe poco utilizzata, è che il legislatore ne ha modificato la definizione consentendo l’assunzione tramite apprendistato professionalizzante di soggetti che hanno già lavorato con quella specifica qualifica. Nella sostanza, a determinate condizioni, è possibile assumere lavoratori che, in precedenti rapporti anche a tempo determinato o in somministrazione, non hanno superato la metà del periodo formativo previsto, assicurando loro però un’ulteriore qualificazione rispetto alla qualifica conseguita formandoli in modo da completare le conoscenze e competenze già acquisite prevedendo un piano formativo individuale ad hoc che integri le competenze già facenti parte del bagaglio formativo del lavoratore. Un limite di questa fattispecie di apprendistato è che, a differenza di quello per under 30, il datore di lavoro non può recedere dal rapporto di lavoro al termine del periodo formativo, dando il preavviso o la relativa indennità sostitutiva. Se lo vorrà fare dovrà applicare in toto la normativa sui licenziamenti e quindi potrà risolvere il rapporto solo per giustificato motivo oggettivo, soggettivo o per giusta causa.

Per questo tipo di assunzione dal punto di vista normativo, le deroghe rispetto alla disciplina ordinaria dell’apprendistato professionalizzante sono sostanzialmente: il limite di età; le disposizioni in materia di licenziamenti individuali; l’esclusione dei benefici contributivi a favore del datore di lavoro per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato.

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