APPALTI SOTTO ASSEDIO

Alberto Giorgiutti

AUMENTANO GLI ADEMPIMENTI BUROCRATICI NEI CONFRONTI DI IMPRESE E STUDI PROFESSIONALI

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 252 del 26 ottobre 2019, entra in vigore il Decreto Legge n. 124/2019 contenente “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili”. Il provvedimento è entrato in vigore il 27 ottobre 2019 e dovrà seguire il consueto iter di conversione in legge entro sessanta giorni e, si spera, con modifiche. Si tratta di una norma che nella sua filosofia di fondo ha l’obiettivo di contrastare l’illecita somministrazione di manodopera all’interno degli appalti ma aggrava anche in modo consistente le procedure amministrative per la gestione del personale.
L’adempimento
L’articolo 4 del decreto prevede che i sostituti d’imposta che affidano il compimento di un’opera o di un servizio a un’impresa appaltatrice o subappaltatrice sono tenuti a trattenere le ritenute Irpef (lavoro dipendente e assimilati), dei lavoratori di quest’ultima e sostituirsi ad essa negli adempimenti per il loro versamento. L’obbligo riguarda tutte le ritenute effettuate nel corso della durata del contratto d’appalto sulle retribuzioni erogate al personale dipendente impiegato nell’appalto da parte dell’impresa appaltatrice. Non ce ne occupiamo in questo articolo ma, in seconda battuta, viene introdotto anche il meccanismo dell’inversione contabile in materia di Iva (reverse charge) alle prestazioni effettuate mediante contratti di appalto/subappalto che vengono svolte con il prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente e con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente.
La procedura
È previsto che l’importo delle ritenute che il committente dovrà versare gli debba essere messo a disposizione dall’impresa affidataria con un anticipo di almeno cinque giorni lavorativi rispetto alla scadenza prevista per il loro versamento. L’appaltatrice dovrà effettuare un bonifico su specifico conto corrente bancario o postale comunicato dal committente. A quel punto il committente effettuerà il versamento nei termini e senza che ci sia possibilità di portare in compensazione proprie posizioni creditorie o per conto dell’impresa affidataria che ha effettuato le ritenute, il cui codice fiscale andrà indicato nella delega mod. F24. Al fine di consentire al committente la possibilità di verificare la corrispondenza tra importi ricevuti e trattenute effettuate le imprese appaltatrici devono trasmettere al committente tramite PEC e sempre entro cinque giorni dal termine, la seguente documentazione:
– elenco nominativo dei lavoratori identificati dal codice fiscale, impiegati nell’appalto nel mese precedente;
– il dettaglio delle ore prestate nell’appalto;
– l’ammontare delle retribuzioni corrisposte collegata alle ore prestate nell’appalto;
– il dettaglio delle ritenute fiscali eseguite nel mese precedente con separata indicazione di quelle effettuate a favore del Committente;
– tutti i dati utili per la compilazione del mod. F24;
– i dati identificativi del bonifico effettuato al committente;
L’appalto si paga in compensazione
La somma delle ritenute può diventare oggetto di compensazione con il corrispettivo che il committente deve all’appaltatore, il quale se lo vedrà decurtato dell’importo relativo alle ritenute dei propri lavoratori impiegati nell’appalto. Il committente è responsabile per la tempistica del versamento delle trattenute entro i limiti delle somme ricevute dall’appaltatore e dovrà comunicare tramite PEC a quest’ultimo, sempre entro i fatidici cinque giorni, l’avvenuta effettuazione del pagamento. L’appaltatore che ha provveduto a versare l’importo delle ritenute al committente o ha richiesto la compensazione del suo credito con i corrispettivi maturati nell’appalto e non riceve riscontro dell’avvenuto versamento delle ritenute da parte del committente potrà rivolgersi all’Ufficio dell’Agenzia delle entrate territorialmente competente.
L’eccezione
L’impresa appaltatrice può eseguire direttamente il versamento delle ritenute comunicando al committente entro i previsti cinque giorni una certificazione dalla quale si desuma che nell’ultimo giorno del mese precedente a quello della scadenza prevista a) risulti in attività da almeno cinque anni ovvero abbia eseguito nel corso dei due anni precedenti complessivi versamenti registrati nel conto fiscale per un importo superiore a euro 2 milioni; b) non abbia iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi relativi a tributi e contributi previdenziali per importi superiori ad euro 50.000,00, per i quali siano ancora dovuti pagamenti o per i quali non siano stati accordati provvedimenti di sospensione (la modulistica per questa certificazione sarà predisposta dall’Agenzia delle Entrate).
Vietate le compensazioni con i crediti previdenziali
È fatto divieto da parte delle imprese appaltatrici/subappaltatrici di compensare con i versamenti delle ritenute eventuali crediti previdenziali INPS o assistenziali e assicurativi INAIL relativi al personale occupato nello specifico appalto e per la sua durata.
L’entrata in vigore
Il provvedimento entra in vigore il 1° gennaio 2020, ma è subordinato ad un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore. La speranza è che l’articolo 4 venga rivisto ponendo almeno un tetto economico agli appalti oggetto della norma perché il rischio è un aggravio esponenziale di adempimenti burocratici per gli uffici del personale delle aziende e anche di costi per gli Studi di consulenza del lavoro con un impatto ancora tutto da valutare.